Il critico d'arte Azzurra Immediato parla delle fotografie di Domenico Guddo


Ringrazio Il critico e storico dell'arte Azzurra Immediato per la splendida recensione che riguarda il mio lavoro fotografico ed in particolare la mia opera "La Fuga del Polpo" in esposizione fino al 25 Luglio 2015 a Bologna presso la Galleria Farini all'interno dello storico Palazzo Fantuzzi. "Non esiste la fotografia artistica. Nella fotografia esistono, come in tutte le cose, delle persone che sanno vedere e altre che non sanno nemmeno guardare." Parola di Nadar, considerato il pioniere della fotografia, che realizzò uno dei suoi primi scatti nel 1853. Di certo il suo pensiero si scontra con l'intera parabola della storia successiva della fotografia, la quale, per affrancarsi dall'idea di semplice azione meccanica ed entrare nell'olimpo dell'arte, ha dovuto faticare tanto lasciar che la definizione di "artistica" entrasse nel propio vocabolario, tanto che, lo stesso Nadar fu chiamato il "Tiziano della fotografia". Tuttavia, come un paradosso, la fotografia ha avuto il suo riscatto proprio nel momento in cui ha cercato - e trovato - la sua strada, non tentando più di imitare la pittura ma traendo forza dalle caratteristiche ad esse intrinseche. La foto è divenuta così la modalità con cui l'arte ha avuto la possibilità di giocare con se stessa. Lo dimostra, in Galleria Farini Concept, il violoncellista, o meglio il fotografo, anzi, l'artista, Domenico Guddo, palermitano che, attraverso il suo obiettivo - digitale - esalta, cattura, eterna luoghi e momenti della sua Sicilia. Ciononostante, il suo occhio si ferma su particolari inusitati, quasi utopici, surreali che, calati nel quotidiano, risultano ancora più straordinari. E' il caso dell'opera La Fuga del Polpo, nota al pubblico in quanto scelta nel 2013 per la copertina di un magazine. Come altri scatti di Guddo, pubblicati da riviste italiane ed internazionali, l'originalità di questi lavori risiede nella ricerca di un'essenzialità che si trova al di sotto della superficie visibile dell'oggetto catturato dall'inquadratura. Emozioni che emergono dalle immagini, che si sostanziano, in un rimandocontinuo con la Sicilia e i luoghi d'origine e chi li osserva. Scatti che rientrano in quella corrente fotografica definita Still life e che, più che una natura morta,realizza un'acuta indagine sugli aspetti del quotidiano, quelli solitamente non adusi ad essere scrutati, quelli che l'indifferenza del nostro tempo tralascia. Nella produzione di Guddo entra il quotidiano, con i suoi aspetti più particolari,simbolici e, perché no, ironici e La Fuga del Polpo ne è l'emblema. Una fotografia straordinaria sotto diversi punti di vista. In primis, colpisce l'azione ripresa, quella di un animale che, posto su una bilancia, prima di esser venduto al mercato del pesce, tenta di scappare, di ritrovare la strada della libertà violata. Impossibile tornare al mare, ma l'audacia è il simbolo di una volontà di intento ragguardevole. Contravvenendo al significato simbolico dell'Octopus nella storia dell'arte, che lo ha decretato quale soggetto di negatività, nella foto di Guddo è, invece, la vittima di un sistema a cui tenta di ribellarsi fuggendo. Semioticamente, le scelte del fotografo aiutano il fruitore. Il doppio livello di piani vienedefinito da una diversa messa a fuoco, il rosso del recipiente che contiene il polpo in fuga, quasi fosse un segnale di allerta, focalizza lo sguardo verso l'azione. Casualità che allontanano l'idea di natura morta voluta e ragionata, ma che determinano, invero, la capacità di Guddo nel cogliere attimi, luoghi e situazioni insolite, originali, evocanti. Scatti che sembrano afferrare occasioni surreali ed insinuano ironici dubbi in chi osserva, solleticandone la curiosita.


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